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Aree interne: metodo vs emergenza

di Mario Pagliaro

Il metodo è quella “cosa” che serve a capire come e perché fare le “cose”, prima di farle. Emergenza, è quella che ti fa fare “cose”. A prescindere.

In questi giorni in cui tutto sembra essere emergenza, a Sant’Andrea di Conza, invece, si può usare un metodo. Per questo era nato il Piano di Vivibilità (PdV), il contenitore unico delle scelte di governo relative alla combinazione dei fattori ecologici, culturali, demografici, urbanistici ed economici. Per questo, nonostante le difficoltà oggettive, la costruzione di nuova vivibilità è continuata.

Così, ai tempi del Covid, grazie alla rete di attenzione creatasi intorno al Piano di Vivibilità, collaborando a distanza, usando piattaforme in remoto, è stato possibile rispondere a due call europee e ad una regionale. La prima: “Cultural Heritage in Action promossa nel quadro d’azione europeo per i beni culturali della Commissione europea, con KEA European Affairs, Rete di ricerca e innovazione delle regioni europee (ERRIN), Europa Nostra e Consiglio d’Europa degli architetti è un programma di apprendimento tra pari per selezionare responsabili politici locali e regionali a livello europeo tra cui attivare scambi di conoscenze e buone pratiche sul patrimonio culturale, con particolare attenzione alla governance partecipative, al riutilizzo adattivo e alla qualità degli interventi. Sant’Andrea di Conza, ha partecipato proponendo, proprio il suo programma di costruzione di buone pratiche: “Piano di Vivibilità – building brick and souls”.

La seconda: “Smart Rural 21”, sostenuto sempre dalla Commissione europea, aveva l’obiettivo di promuovere e ispirare i villaggi a sviluppare e attuare approcci e strategie di smart village in Europa per sostenere i futuri interventi della PAC su villaggi intelligenti. La call prevedeva la candidatura per creare una rete di diciassette villaggi europei, sviluppare una sperimentazione e mettere in pratica gli approcci e le strategie di smart village in tutta Europa, ricevendo supporto da parte di esperti nazionali ed europei sullo sviluppo e la realizzazione di strategie locali innovative.
Sant’Andrea ha partecipato presentando un progetto articolato, “Il parco delle differenze”, figlio della fase di analisi condotta dal PdV, che riunisce una serie di azioni per la messa in produzione dei beni culturali e finalizzate ad agire sullo spopolamento, l’invecchiamento, lo sviluppo di infrastrutture sociali e dell’iniziativa imprenditoriale a partire da un progetto simbolo: la ri-funzionalizzazione dei ruderi dell’ex Convento francescano in un parco multimediale all’aperto della land art.

Per il Piano per la Promozione Culturale della Regione Campania, ancora, è stato proposto un format che prevede la possibilità di far cultura anche durante l’incertezza dell’emergenza. Il metodo è cambiare approccio, accettare l’impossibilità di investire in incoming e, per quest’anno, impegnarsi investendo sulla visibilità e sulla credibilità di un proposta culturale vera. Il motto sarà “distanza sociale/connessione globale”.

L’emergenza, fa sembrare che tutto debba ricondursi a reperire fondi. Seguendo un metodo, una programmazione strategica, invece, ci si accorge che esistono prospettive diverse da percorrere per arrivare a obbiettivi più oggettivi che non il tamponare mucose o percezioni di necessità. Così diventa accettabile anche l’ipotesi di una mancata selezione dei progetti. La programmazione resta comunque.

“Fare rete”, ampliare i riferimenti, i contatti, far conoscere le proprie convinzioni, registrare le sensazioni che provocano, modulare le proprie certezze in base ai riscontri ottenuti è un lavoro sicuramente più silenzioso ma è lo sforzo che serve per immaginare il futuro e ripensare le nostre piccole comunità. Per farlo non ci sono ricette salvifiche. Occorre attenzione, analisi, sperimentazione, consapevolezza e un metodo capace di ri-conoscere e mettere sempre in discussione le abitudini mentali per programmare processi culturali di lunga visione, avendo cura del marginale.

Preparare una call, oggi, ai tempi del Covid, significa partecipare a un’idea condivisa di sviluppo e di cambiamento.